domenica 6 luglio 2008

Il parigino che fa notizia

Cresce in Europa il sarkoberlusconismo. Un mix di politica e immagine che appiattisce l’informazione. Mentre i media parlano con i gruppi di potere e perdono di vista il contatto con il pubblico

di Carlo Revelli (Fondatore AgoraVox)

In Francia i media tradizionali stanno attraversano un momento di crisi che ha costretto tutto il mondo dell’informazione a rimettersi in discussione e ripensare alla professione. Il dibattito si ripropone, ogni anno a Lille durante le assisi internazionali del giornalismo. Si ripropone con sempre maggior veemenza, viste anche le dure recenti crisi che hanno colpito importanti quotidiani nazionali, vere e proprie istituzioni dell’informazione, come Libération e Le Monde. A questo vanno aggiunte le connivenze tra il sistema mediatico e quello politico- industriale, incarnate nella figura del presidente della Repubblica e nelle sue note amicizie. Di recente abbiamo pubblicato (su www.agoravox.fr) un’intervista e degli stralci dell’opera di Pierre Musso (docente di Scienze della comunicazione e dell’informazione all’università Rennes II) che definisce sarkoberlusconismo questo modello politico- informazionale che si sta sviluppando in Europa. Un mix di politica e immagine che appiattisce l’informazione, eludendo la notizia per soffermarsi su quello che in Francia viene definito: «bling-bling», ovvero il suono delle ostentate catene d’oro dei rapper. La Francia ha vissuto (vive?) un momento che potremmo definire di asincronia informativa, in cui i media parlano con i gruppi di potere e perdono di vista il legame con il pubblico. Il palesamento di questa situazione è stato, certamente, il referendum sulla Costituzione europea. I media tradizionali e i politici davano per scontata la vittoria del sì, mentre bastava navigare la rete per notare quanto il dissenso fosse diffuso e trasversale alla popolazione.

Da questa esperienza nasce, nel 2005, l’idea di AgoraVox, un progetto di giornalismo partecipativo, che vuole canalizzare, capitalizzare e mettere in rete tra loro i contributi dal «basso», ovvero la voce del cittadino. Un’esperienza che ci ha condotti a essere il secondo medium più citato in rete, dopo un’altra istituzione del giornalismo francese come Le Figaro. Un milione di francesi legge, ogni mese, gli articoli che che i suoi concittadini hanno pubblicato. Abbiamo semplicemente carpito questa distanza crescente tra i media tradizionali e la popolazione, fornendo ai cittadini un luogo in cui dire la propria e confrontarsi. Quello che noi abbiamo realizzato nel 2005 è stato colto recentemente dagli altri media, che hanno messo in piedi dei progetti a noi vicini come Rue89 (realizzato da ex-giornalisti di Libération) o MediaPart (fatto da Plenel, ex direttore della redazione del Monde). Ma si tratta sempre di progetti di giornalismo classico dove il partecipativo viene spesso preso a pretesto per ragioni
di marketing o di moda. Rimanere sulla notizia dal punto di vista del cittadino, non assecondare il politico, non cedere alla politica editoriale. Fare, non subire l’informazione, perché in Francia, così, come in Italia il cittadino deve poter raccontare la sua sull’avvenimento al quale ha preso parte.

Se il cittadino è la notizia, deve poterla raccontare, così come lo fa un politico, non deve sentirsi, ed essere di fatto, impossibilitato ad accedere al mezzo di comunicazione, non deve sentirsi impotente di fronte al mezzo. Noi continuiamo a volere sviluppare un modello partecipativo non solo per la pubblicazione degli articoli ma anche nella gestione della politica editoriale, nella selezione degli articoli, nella fabbricazione quotidiana della home e del sito. Il contenuto Ugc costituisce, mediamente, il 90% della nostra pubblicazione. Questa è la nostra forza, la nostra differenza e probabilmente anche la nostra unicità nel panorama mediatico. Per tutelare questa indipendenza dal 18 Giugno 2008 AgoraVox è diventato una Fondazione indipendente con sede in Belgio, slegando la politica editoriale dalle logiche classiche di profitto e inserendo nel consiglio della Fondazione l’associazione dei redattori di Agora-Vox, con il fine di restituire al pubblico il loro medium. Abbiamo chiuso il cerchio ridando, a tutti i livelli, il giornale ai suoi lettori.

pubblicato su Left numero 27 del 04-07-2008



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Siamo tutti Pino Maniaci

Grande partecipazione dei promotori dell’iniziativa.Presenti oggi presso la sede della piccola ma grande televisione di Pino Maniaci Telejato cittadini, Associazioni, Organizzazioni sindacali. Grande assente la stampa ed i media. Presente solo La Repubblica e Radio Alcamo.

Non ne chiederemo la motivazione, troveremmo tutte le giustificazioni prive di qualsiasi fondamento.

La conferenza stampa ripresa integralmente e che sarà inserita su You tube e all’interno dei siti che la potranno ospitare, è stata ugualmente decisamente un successo. Ogni promotore ha dichiarato la propria motivazione a far parte dell’iniziativa “Siamo tutti Pino Maniaci”. E’ stata descritta l’iniziativa che avrà inizio il giorno 9 giugno 2008 alle ore 14,15 con il primo conduttore Salvatore Como – Segretario Provinciale Sindacato Polizia – S.I.A.P. Momenti anche commoventi nel corso della lettura delle lettere di Luigi Ciotti e Rita Borsellino.

L’iniziativa ha consolidato, inoltre, anche un altro e fondamentale punto. Telejato , è realmente la nostra televisione. Quella televisione che da ora in poi sarà utilizzata non piu’ soltanto dai Partinicesi da tutti i cittadini Siciliani in nome proprio della libertà d’informazione e contro le mafie.

Infatti, i conduttori, che leggeranno i TG, saranno a loro volta intervistati da Pino Maniaci ed avranno la possibilità di parlare degli argomenti di propria competenza e responsabilità.

Riteniamo questa una conquista di democrazia partecipativa senza precedenti. Promotore dell’iniziativa anche il Sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia. Promuovere l’iniziativa “Siamo tutti Pino Maniaci” significa entrare a fare parte di un “popolo che intende essere presente” non soltanto piu’ virtualmente, nelle lotte alla mafia e per la libertà della vera informazione.

E’ possibile iscriversi e vedere i moltissimi promotori dell’iniziativa entrando nel sito www.telejato.it , collegato direttamente con la pagina web “Siamo Tutti Pino Maniaci”. In ultimo tutti i promotori ringraziano l’Associazione Antimafia Rita Atria per la disponibilità data per la onerosa gestione di tutta l’organizzazione logistica e comunicativa portata avanti con grande professionalità e passione.



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mercoledì 2 luglio 2008

Presentazione

Informazione pubblica come bene primario, attivazione dell’informazione orizzontale, costruzione di eventi “controspettacolari”, ricerca sociale permanente attraverso l’articolazione nelle scuole e nel territorio e nelle scuole del “collettivo intellettuale”. Sono queste solo alcune delle provocazioni che il Laboratorio “6ì/to be media” ha voluto lanciare nei giorni scorsi attraverso un seminario-incontro a Roccasecca, in provincia di Frosinone. Un vero e proprio momento momento di riflessione libera, tra operatori dell’informazione, artisti, intellettuali e studiosi, il cui obbiettivo è stato quello di cominciare un percorso di «liberazione dal blob massmediatico» e la costruzione di «cellule staminali», che minacciano di riprodursi alla velocità della luce in tutto il territorio nazionale (dalle Alpi a Capo Passero) coinvolgendo la società civile e chi pensa davvero che la lotta per il desiderio e contro la seduzione del capitale cognitivo sarà la prossima frontiera della mobilitazione. “Grande fratello in agguato?” Il punto non sono i legami di parentela. Il punto è passare dall’essere rappresentati dall’informazione, giornalisti compresi sempre più compresi nel “circo della notizia”, all’essere informazione, “to be media”. Come a Genova i mille occhi delle telecamere alla fine hanno sconfitto il disegno criminale dello Stato, così è possibile attivare nella società una catena virtuale, e non, che torni a costruire e a scambiare senso.
Oggi la questione della “qualità dell’informazione” come è stato sottolineato nel corso del seminario, si coniuga sempre di più con l’effetiva condizione di lavoro dei giornalisti. E quindi un filo di questa liberazione non può che partire da una inchiesta di massa nei luoghi dove la cosiddetta informazione si produce. Per far questo però c’è bisogno di una metafora di liberazione che, in attesa di una ricostruzione della sinistra può arrivare dalle forze vitali della società civile. Ironia, gioco, spettacolo come godimento condiviso, sono i valori che la società civile può produrre per contrastare la seduzione massmediatica, ma anche un serio ritorno ai fatti e alle circo/stanze del potere. Il giornalista in questo quadro diventa un “facilitatore” ovvero colui che torna a riassumere su di sé la critica della società ma questa volta dentro un circuito condiviso in cui lo straordinario peso del simbolico più che alla funzione autorale lo chiama costantemente a quella della decrittazione.
L’incontro-seminario, al quale ha partecipato un rappresentante di Agoravox, il portale europeo che presto metterà le tende anche nel web italiano, si è concluso con la promessa di nuovi incontri. Il prossimo sarà sicuramente in Abruzzo e poi a Napoli.

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Incontro Roccasecca

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La prurigine che inbufala

soslstizio d’estate è da poco trascorso. La crisi economica internazionale, no. Il capitalismo mostra tutti i suoi sfasci. Tra questi in Italia campeggia Silvio Berlusconi. Il forsennato è convinto di essere la reincarnazione del duce. E forte del suo conto in banca, degli amici russi, americani e, purtroppo anche del forte consenso elettorale, avanza con le truppe per disarticolare il regime leggero e far posto a un altro dove i militari siedono in parlamento, i magistrati e giornalisti portano il caffè a letto. Mentre Maroni, che deve allontanare da sé l’immagine di leghista dal volto umano, lustra gli artigli del capo. A lui spetta anche il compito di sostenere l’umore delle truppe suonando la band e deportando a Scampia tutti quei minori sospettati di non essere ariani puri. Succede questo e altro in Africa. Ma per quelle tragedie non ci sono parole. Dove invece abbondano è nei congressi della Commedia della politica che quest’anno mette in scena una esilarante “Sinis!
tra, se ci sei, sparisci, per favore”. Su quei palcoscenici le parole continuano incredibilmente a trovare cittadinanza. E perfino nuovo vigore.Evidentemente, non nuocciono a nessuno. Fuorché ai poveri telespettatori costretti a sorbirle nell’insopportabile panino del tg serale. Con immancabile bufala.
Come quella confezionata ad arte dalla vicepresidente alla Camera, Emma Bonino. Non ci poteva essere test migliore per mostrare l’inefficienza del sistema informativo.
Cavallo di troia dell’esperimento, le solite riviste cosiddette femminili. Da lì parte un tam tam sulle agenzie che convince la gloriosa Repubblica di Eugenio Scalari a dar conto della presunta tresca d’amore con una bella paginata. Finché dalle onde di radio radicale non si ode la voce soddisfatta della protagonista ammettere: "Si tratta di una bufala, dovuta ad un dato di irritazione, oltre che da una riflessione che faccio da tempo sugli stereotipi al femminile". Emma Bonino commenta cosi' ai microfoni di Radio Radicale le notizie anticipate ieri dal settimanale "Diva e Donna" sul fatto di essere "innamorata". "Questo giornale - ha raccontato la Bonino - mi aveva chiesto una intervista alla vigilia del vertice Fao sui temi della nutrizione, dell'energia, della poverta'. Mi sono puntualmente preparata su temi che seguo da tempo ed ho scritto un articolo. Il vertice e' passato sotto silenzio anche da noi, perche' assorbito dalla polemica sulla presenza di Ahmadinejad. Ho m!
andato questo testo, e a quel punto mi hanno chiesto una fotografia in casa; ho accettato anche se non lo faccio mai, e puntuale e' arrivata la giornalista, e con lei le due domande inesorabili: come concilia la vita personale con la politica? A cosa ha dovuto rinunciare? Qual e' il suo rapporto con Pannella? Arrivata a questa inesorabile domanda mi sono detta: o mi invento una lite con Pannella o mi invento un fidanzato. Mi sembrava la riproposizione tipica di uno stereotipo. E vedo che su questo oggi i quotidiani scrivono, importanti firme imbastiscono ragionamenti sociologici, fanno grandi ricerche d'archivio, mi telefonano. E' un bel test sul giornalismo italiano, credo", ha concluso la vicepresidente del Senato



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domenica 29 giugno 2008

Appunti per il progetto

Informazione pubblica come bene primario, attivazione dell’informazione orizzontale, costruzione di eventi “controspettacolari”, ricerca sociale permanente attraverso l’articolazione nelle scuole e nel territorio e nelle scuole del “collettivo intellettuale”.
Sono queste solo alcune delle provocazioni che il Laboratorio “6ì to be media” ha lanciato nei giorni scorsi attraverso un seminario-incontro a Roccasecca, in provincia di Frosinone. Un vero e proprio momento di riflessione libera, tra operatori dell’informazione, artisti, intellettuali e studiosi, il cui obiettivo è stato quello di cominciare un percorso di «liberazione dal blob massmediatico» e la costruzione di «cellule staminali», che minacciano di riprodursi alla velocità della luce in tutto il territorio nazionale (dalle Alpi a Capo Passero) coinvolgendo la società civile e chi pensa davvero che la lotta per il desiderio e contro la seduzione del capitale cognitivo sarà la prossima frontiera della mobilitazione delle comunità e dei soggetti. “Grande fratello in agguato?” «Il punto non sono i legami di parentela», rispondono ironicamente quelli di “6ì”.
«Il punto è passare dall’essere rappresentati dall’informazione, giornalisti compresi sempre più compresi nel “circo della notizia”, all’essere informazione», “to be media”.
Come a Genova, i mille occhi delle telecamere alla fine hanno sconfitto il disegno criminale dello Stato, così è possibile attivare nella società una catena virtuale, e non, che torni a costruire e a scambiare senso e relazioni non mercificate.
Oggi la questione della “qualità dell’informazione” come è stato sottolineato nel corso del seminario, si coniuga sempre di più con l’effetiva condizione di lavoro dei giornalisti. E quindi un filo di questa liberazione non può che partire da una inchiesta di massa nei luoghi dove la cosiddetta informazione si produce. Per far questo però c’è bisogno di una metafora di liberazione che, in attesa della ricostruzione della sinistra, può arrivare soprattutto dalle forze vitali della società civile. Ironia, gioco, spettacolo come godimento condiviso, sono i valori che la società civile può produrre per contrastare la seduzione massmediatica, ma anche un serio ritorno ai fatti e alle “circo/stanze” del potere. Il giornalista in questo quadro diventa un “facilitatore” ovvero colui che torna a praticare la critica della società ma questa volta dentro un circuito condiviso in cui lo straordinario peso del simbolico più che la cosiddetta funzione autorale lo chiama costantemente a alla decrittazione.
L’incontro-seminario, al quale ha partecipato un rappresentante di Agoravox, il portale europeo che si occupa di Citizens journalism, e che presto metterà le tende anche nel web italiano, si è concluso con la promessa di nuovi incontri.
Il prossimo sarà sicuramente in Abruzzo e poi a Napoli. Quindi a Parigi per una giornata di lavoro sulla libertà d’informazione nell’era sarkoberlusconismo.
E in autunno partono i seminari di studio all’interno delle univerisità. Perché «la conoscenza -dichiarano- resta il presupposto di ogni nostra azione».
Tra le quali, sembra di capire, non mancheranno neanche alcune dimostrazioni sensazionali, “controspettacolari”, appunto. Rigorosamente anonime.
E, almeno per ora, top secret.

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