domenica 29 giugno 2008

Appunti per il progetto

Informazione pubblica come bene primario, attivazione dell’informazione orizzontale, costruzione di eventi “controspettacolari”, ricerca sociale permanente attraverso l’articolazione nelle scuole e nel territorio e nelle scuole del “collettivo intellettuale”.
Sono queste solo alcune delle provocazioni che il Laboratorio “6ì to be media” ha lanciato nei giorni scorsi attraverso un seminario-incontro a Roccasecca, in provincia di Frosinone. Un vero e proprio momento di riflessione libera, tra operatori dell’informazione, artisti, intellettuali e studiosi, il cui obiettivo è stato quello di cominciare un percorso di «liberazione dal blob massmediatico» e la costruzione di «cellule staminali», che minacciano di riprodursi alla velocità della luce in tutto il territorio nazionale (dalle Alpi a Capo Passero) coinvolgendo la società civile e chi pensa davvero che la lotta per il desiderio e contro la seduzione del capitale cognitivo sarà la prossima frontiera della mobilitazione delle comunità e dei soggetti. “Grande fratello in agguato?” «Il punto non sono i legami di parentela», rispondono ironicamente quelli di “6ì”.
«Il punto è passare dall’essere rappresentati dall’informazione, giornalisti compresi sempre più compresi nel “circo della notizia”, all’essere informazione», “to be media”.
Come a Genova, i mille occhi delle telecamere alla fine hanno sconfitto il disegno criminale dello Stato, così è possibile attivare nella società una catena virtuale, e non, che torni a costruire e a scambiare senso e relazioni non mercificate.
Oggi la questione della “qualità dell’informazione” come è stato sottolineato nel corso del seminario, si coniuga sempre di più con l’effetiva condizione di lavoro dei giornalisti. E quindi un filo di questa liberazione non può che partire da una inchiesta di massa nei luoghi dove la cosiddetta informazione si produce. Per far questo però c’è bisogno di una metafora di liberazione che, in attesa della ricostruzione della sinistra, può arrivare soprattutto dalle forze vitali della società civile. Ironia, gioco, spettacolo come godimento condiviso, sono i valori che la società civile può produrre per contrastare la seduzione massmediatica, ma anche un serio ritorno ai fatti e alle “circo/stanze” del potere. Il giornalista in questo quadro diventa un “facilitatore” ovvero colui che torna a praticare la critica della società ma questa volta dentro un circuito condiviso in cui lo straordinario peso del simbolico più che la cosiddetta funzione autorale lo chiama costantemente a alla decrittazione.
L’incontro-seminario, al quale ha partecipato un rappresentante di Agoravox, il portale europeo che si occupa di Citizens journalism, e che presto metterà le tende anche nel web italiano, si è concluso con la promessa di nuovi incontri.
Il prossimo sarà sicuramente in Abruzzo e poi a Napoli. Quindi a Parigi per una giornata di lavoro sulla libertà d’informazione nell’era sarkoberlusconismo.
E in autunno partono i seminari di studio all’interno delle univerisità. Perché «la conoscenza -dichiarano- resta il presupposto di ogni nostra azione».
Tra le quali, sembra di capire, non mancheranno neanche alcune dimostrazioni sensazionali, “controspettacolari”, appunto. Rigorosamente anonime.
E, almeno per ora, top secret.

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